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Prodotti in Blu di Auchan e altri ancora. Forse conviene parlarne davvero
08.01.2018
Autore
Luigi Rubinelli Direttore Responsabile
L’articolo che abbiamo pubblicato sui Prodotti Blu di Auchan ha generato due interessanti post da parte di alcuni lettori di RetailWatch...


Prodotti in Blu di Auchan e altri ancora. Forse conviene parlarne davvero

Gennaio 2018. L’articolo che abbiamo pubblicato sui Prodotti Blu di Auchan ha generato due interessanti post da parte di alcuni lettori di RetailWatch.
 
Il primo:
Giampaolo Sodano
quando si parla di cibo e salute bisogna essere molto attenti a ciò che si dice e si fa. soprattutto se questo a che vedere con lo scaffale di un supermercato. tutte le soluzioni del tipo semaforo o pallino sono sbagliate perchè opinabili per i metodi e gli attori. si vuole favorire una scelta consapevole del consumatore? ci sono due soluzioni a portata di mano: la distinzione fra prodotto industriale e prodotto artigianale, la distinzione fra prodotto con additivi chimici e prodotti senza chimica.
Sodano chiede una divisione fra prodotto industriale e artigianale, prodotti con additivi chimici e senza prodotti chimici.

Il secondo:
Fabio Ravera
Concetto condivisibile. Lo stesso ragionamento andrebbe però applicato a tutte le (auto)"certificazioni", Origine Coop, Filiera di di Qualità Carrefour etc. all'utilizzo di bandiere italiane su prodotti italiani solo per la legge (es. salumi), all'abuso del suffisso
bio etc....
Ravera dice che i Prodotti Blu sono di fatto identici a quelli di Coop, di Carrefour e di molte altri retailer della GDO. Mah! Auchan ha costituito un comitato scientifico saltando la comunità ufficiale, come RetailWatch ha scritto. È una scorciatoia difficile da avvallare. Le insegne citate da Ravera e altre non hanno imboccato questa strada, ma hanno costruito un sentiero di marketing, strategico e operativo, lineare e trasparente.

Il richiamo di Sodano a non fare green washing è palese, come, in sottofondo quello di Ravera. Il cibo è un bene prezioso che può generare benessere o malessere a seconda di come è composto o lavorato.
 
In un altro articolo abbiamo pubblicato l’opinione di Francesco Pugliese, Ad di Conad, sulle mode alimentari, come il senza glutine, che genera un abbassamento dei controlli di qualità e genera prodotti distorti. Anche quello di Pugliese è un alarm non indifferente che ha prodotto moltiplicazioni di referenze dubbie e invogliato molti consumatori ad adottare i prodotti senza glutine per moda e non per necessità.
 
Quello della qualità intrinseca e della comunicazione è un grande passaggio di discussione sui prodotti venduti nei canali dei Fast move consumer good (FMCG) che RetailWatch vuole rilanciare.
 
È un problema di tutta la comunità dell’IDM e della GDO e di tutti i canali interessati dove si vende scatolame (vivai, orotofrutta, GSS e altri ancora), ma è anche un monito a fare chiarezza in un mercato complesso dove, molte volte, conta soltanto il margine che viene generato dalle vendite.
 
Il dibattito deve essere lanciato dalla comunità scientifica e amministrativa che hanno funzioni di controllo e di cultura alimentare, ma anche dalle associazioni professionali (Centromarca, ADM, Federdistribuzione, Indicod-Ecr e tutte le altre).
 
Aspettiamo per senso critico giornalistico e etico risposte.
 
Photo credit: Corriere.it
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