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I pagamenti sono un problema tutto italiano
21.06.2018
Autore
Giovanni Esposito Ospite
Il calo della liquidità nelle imprese italiane è una conseguenza del ritardo nei pagamenti e le nostre aziende segnalano, come causa principale dei ritardi, le difficoltà finanziarie dei loro clienti. Infatti il 61% delle imprese italiane dichiara che i ritardi sono dovuti alla situazione finanziaria difficile dei loro...


I pagamenti sono un problema tutto italiano

Giugno 2018. Il calo della liquidità nelle imprese italiane è una conseguenza del ritardo nei pagamenti e le nostre aziende segnalano, come causa principale dei ritardi, le difficoltà finanziarie dei loro clienti. Infatti il 61% delle imprese italiane dichiara che i ritardi sono dovuti alla situazione finanziaria difficile dei loro debitori, si tratta di un livello vicino al 62% della media europea. I debitori non pagano intenzionalmente le loro fatture secondo il 52% delle imprese italiane, un dato sensibilmente più alto di quello europeo (48%).
Per proteggersi dai mancati pagamenti il 58% delle aziende adotta gli anticipi di pagamento, in Europa gli anticipi sono utilizzati dal 42% delle aziende. Sono queste alcune evidenze della edizione italiana dello European Payment Report il report di Intrum, il principale operatore nei credit services in Europa che opera in 24 paesi con oltre 8000 dipendenti (400 in Italia). 
 
I ritardati pagamenti: le dilazioni offerte dalle aziende non corrispondono quasi mai a quanto succede nella realtà.
 
Lo European Payment Report indaga le abitudini di pagamento delle aziende europee ed è stato realizzato fra i mesi di gennaio e marzo 2018 rivolgendo una serie di domande  a circa 10000 aziende in tutta Europa. Sui ritardi nei pagamenti la situazione italiana varia a seconda del settore di business, passiamo da un settore pubblico a cui, in media, vengono offerti 73 giorni per pagare e che invece ne impiega 104 al B2C che, in media, paga in anticipo rispetto alle condizioni di pagamento offerte fino al  B2B a cui vengono offerti 50 giorni di pagamento e che invece paga in 56 giorni. La sintesi della situazione nel nostro Paese la si trova nella figura qui sotto.

 
 
Le conseguenze del ritardo nei pagamenti.
 
Se un’azienda non viene pagata in tempo, le conseguenze sono rilevanti, possono esserci  problemi di liquidità, perdita di fatturato e persino la sopravvivenza dell’azienda stessa è a repentaglio. Per fronteggiare il ritardo nei pagamenti in Italia è molto diffusa la pratica degli anticipi che è in crescita (62% nel 2018  contro 58% del 2017)



Il basso livello dei tassi e una maggiore velocità nei pagamenti non generano investimenti e occupazione.
 
I bassi tassi di interesse negli ultimi tempi non avranno alcuna variazione sugli investimenti per l’ 81% degli intervistati e, se i pagamenti fossero più rapidi da parte delle aziende, le stesse non assumerebbero altri lavoratori. Infatti solo il 15% degli intervistati (40% lo scorso anno) afferma che una maggiore velocità nei pagamenti provoca più assunzioni, mentre il 39% di loro pensa che “probabilmente non provocherà nuove assunzioni” e il 31% pensa che “assolutamente no, non ci saranno nuove assunzioni”.
Fra le cause  dei mancati pagamenti secondo gli intervistati diminuisce Italia la quota dei debitori in difficoltà finanziarie che passa dal 89% del 2017 al 61% del 2018, mentre aumenta come causa il ritardo intenzionale di pagamento che balza al 52% contro il 45% dello scorso anno.
 
Le criptovalute sono sconosciute.
 
Ethereum e Bitcoin sembrano piuttosto sconosciuti alle aziende italiane, a pochissime di loro viene richiesto di essere pagate con questi mezzi e l 87% di queste non prevede di accettarle come metodo di pagamento nei prossimi due anni. Il 93% di queste non detiene alcuna valuta digitale.
 
Richieste di allungamento dei termini di pagamento
 
Al 57% delle aziende sono stati richiesti termini di pagamento più lunghi rispetto al solito e, solitamente a richiederli sono le PMI per il  68% degli intervistati (nel 2017 questo dato era altissimo: 81%) mentre nel 44% dei casi è il settore pubblico a chiedere termini più lunghi (era il 26% lo scorso anno).
In ogni caso il 55% delle aziende (23% lo scorso anno) non accetta termini di pagamento più lunghi di quelli che utilizza di solito (e lo scorso anno il dato era pari al 44%) e quando li accetta li accetta prevalentemente da una PMI nel 64% dei casi (lo scorso anno il dato era pari al 79%) oppure nel 48% dei casi da una grande multinazionale.
Un buon numero di aziende intervistate (60% contro il 66% del 2017) paga le proprie fatture in ritardo come  mostra il grafico seguente
                                                        
 
 
GDPR e direttiva sui mancati pagamenti: le aziende sono impreparate
 
Il GDPR è il cambiamento più importante, negli ultimi 20 anni delle normative sulla data privacy ed è stato progettato per armonizzarne le leggi in tutta Europa. Il 25 maggio 2018 è entrato in vigore il nuovo regolamento e solo l’8% delle imprese in Europa ritiene che trarrà un effetto positivo dall’attuazione di questo provvedimento.
Interessante notare che il 38% degli intervistati in Italia non ha mai sentito parlare di GDPR mentre il 34% pensa che non avrà alcun impatto sulle routine di pagamento e il 55% di costoro non ha idea di quanto costerà implementarlo.
Le aziende sono impreparate anche relativamente alla direttiva europea sui ritardi di pagamento un’iniziativa della Commissione Europea volta a risolvere questo problema o, almeno, a diminuirne l’impatto. A livello europeo, il 31% delle aziende rispondenti afferma di essere a conoscenza della direttiva che ha come obiettivo quello di accrescere la consapevolezza su questo tema. In Italia il 60% delle aziende intervistate non conosce il tema.
E anche se secondo la direttiva le aziende hanno il diritto di addebitare come minimo 40 euro di spese più interessi per le transazioni nel settore B2B solo il 51% usufruirebbe di questa possibilità.
Gli imprenditori italiani conoscono invece molto bene le normative sui mancati pagamenti e su quelli dilazionati, il 61% di loro vorrebbe che vi fosse una nuova legislazione in merito all’allungamento dei pagamenti mentre il 69% di loro vorrebbe che la legislazione adottasse una nuova legge per fare fronte ai pagamenti in ritardo.
 

 
Europa
 
Le 9607 imprese, intervistate da Intrum, segnalano una diminuzione delle perdite legate ai crediti inesigibili. In media in tutte le aziende europee intervistate,  l'1,7% delle entrate annuali è stato oggetto di write off nel 2018,si tratta di una diminuzione rispetto al 2,14% riportato dalle aziende europee nel 2017 e il dato è ancora più basso rispetto al 2,44% osservato nel 2016.
In Europa, il tempo medio di pagamento è ancora ben al di sopra dei 30 giorni, limite che è stato deciso come massimo nella direttiva che coinvolge tutte le nazioni dell'Unione Europea. Nelle transazioni aziendali (B2B) il tempo medio necessario per farsi pagare è pari a 34 giorni, in diminuzione rispetto ai 37 giorni del 2017. Ciò che è allarmante è che i pagamenti da parte del settore pubblico richiedono più tempo - 40 giorni in media - nonostante il fatto che la direttiva sia effettivamente obbligatoria per il settore pubblico.
Quasi 6 su 10 delle aziende intervistate affermano che è stato chiesto loro di accettare termini di pagamento più lunghi di quelli che sono in grado di gestire e oltre la metà (56%) ammette di aver accettato.
 
Key takeaways
 
  • Il 52% delle aziende italiane intervistate non paga intenzionalmente le proprie fatture
  • In periodo di tassi calanti le aziende non sono incentivate a investire
  • La PA impiega in media 104 giorni per pagare le aziende
  • In Europa i write off legati ai crediti inesigibili sono calati passando dal 2,14 del 2017 al 1,7% del 2018
  • In Italia cala la percentuale di perdita su crediti come evidenzia la figura qui sotto
 
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