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Gasbarrino-U2/Unes: perché regolamentare le domeniche con la GDO divisa?
10.09.2018
Autore
Luigi Rubinelli Direttore Responsabile
La proposta sulle aperture domenicali è stata depositata alla Camera dei Deputati e in Commissione attività produttive, a firma Barbara Saltamartini, vice presidente della Lega...


Gasbarrino-U2/Unes: perché regolamentare le domeniche con la GDO divisa?


Settembre 2018. La proposta sulle aperture domenicali è stata depositata alla Camera dei Deputati e in Commissione attività produttive, a firma Barbara Saltamartini, vice presidente della Lega.

Su un simile argomento la GDO si presenta, come al solito divisa, divisa al suo interno e divisa all’esterno, da Confcommercio e Confesercenti. E, addirittura dalle associazioni dei consumatori.

Perché, perché, perché? E ancora perché? Si chiede Mario Gasbarrino, Ad e Presidente di U2-Unes (Gruppo Finiper). Perché hanno preso di mira proprio la GDO? Perché? Perché?

Prima di entrare nel merito dell’intervista a Mario Gasbarrino vale la pena  riassumere quanto vale la GDO nel mercati italiano.

La GDO rappresentata da ADM e Federdistribuzione è un settore che veicola in Italia il 60% delle vendite al dettaglio (circa 130 miliardi di fatturato annuo). Attraverso i suoi 60.000 punti vendita, alimentari e non alimentari, offre ai 60 milioni di persone che vi fanno la spesa ogni settimana, opportunità di scelta, convenienza e servizio. Nonostante la pesante crisi dei consumi che si è abbattuta sul settore portando a cali delle vendite e a riduzioni degli indicatori di redditività, la GDO è riuscita sinora a salvaguardare i livelli occupazionali: 450.000 addetti, per il 91% con contratto a tempo indeterminato, quasi il 60% di donne e circa il 45% con contratto part-time, che da sempre consente la conciliazione tra vita personale e professionale. Il 69% degli addetti è nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni e la maggior parte di essi è diplomata. La GDO continua a valorizzare i propri collaboratori attraverso investimenti in formazione, che sono più che raddoppiati dal 2006 al 2015.

La GDO è un settore labour intensive: il costo del lavoro è di gran lunga la principale voce dei costi operativi (ne rappresenta oltre il 40%) e la remunerazione del personale costituisce il 72% del Valore Aggiunto creato dal settore, un importo che viene quindi reimmesso nel sistema per alimentare i consumi.
La GDO non delocalizza. Con i suoi investimenti non solo crea valore direttamente (un grande insediamento può dare occupazione fino a 1.000 persone), ma aumenta l’efficienza complessiva della filiera e alimenta un indotto di aziende e artigiani locali, che agiscono sul territorio, per la maggior parte PMI, e che traggono da questa iniziativa della GDO fonti di sviluppo e progresso qualitativo e quantitativo.
 
La domenica è una giornata emblematica per le vendite sia per la GDO ma anche per i Centri commerciali. Per loro e per le gallerie dei negozi rappresenta il 60% delle vendite. Senza la domenica i centri commerciali dovrebbero rivedere drasticamente il loro modello operativo e finanziario. E molti di loro senza dubbio chiuderebbero, licenziando migliaia di persone e aggravando l’occupazione nel nostro Paese, già precaria.
 
Federdistribuzione stima che nella sola GDO alimentare sarebbero 40.000.
 
Dottor Gasbarrino, il suo parere sulle chiusure domenicali qual è?
Il decreto salva Italia del 2011 ha liberalizzato gli orari di apertura dei negozi. Chi vuole e' libero di stare aperto come e dove vuole.
In Europa 16 paesi su 28 hanno orari di apertura liberi, salvo qualche piccola eccezione sugli orari di apertura : mai prima delle 5 e mai dopo le 24. In qualcuno di questi 16 paesi.
Effettivamente il modello italiano e' il più libero di tutti; zero vincoli.

Questo regime, in vigore da 7 anni (e quindi assorbito e metabolizzato da tutti: clienti . concorrenti grandi e piccola distribuzione ) oggi ha prodotto questi risultati :
. 19 milioni di persone (12 solo nell’alimentare) fanno la spesa di domenica (questo numero cresce con incrementi a due cifre anno su anno a dimostrazione che è sempre più gradito).
. non ha determinato una apertura indiscriminata , ma solo dove a discrezione dell imprenditore ne valeva la pena (in UNES apriamo il 60% dei punti vendita).
 
Cosa rappresenta la domenica nel conto economico dei retailer e secondo voi per i consumatori?
Spesso la domenica, dove si resta aperti, è il secondo giorno per incasso della settimana Negli ipermercati e nei mall dei centri commerciali a volte anche il primo.
Si stima che su una popolazione di circa 450.000 addetti della grande distribuzione alimentare, 45/50.000 lavorino la domenica. E sono state ore aggiuntive per presidiare il 14% di ore di apertura.
Pur non essendo possibile quantificare in maniera scientifica l’impatto in termini di maggior consumi che ha avuto questo provvedimento, ma qualcosa ha fatto: vogliamo dire 1% su alimentare e 2% su non food?, sicuramente un impatto positivo su occupazione e gradimento dei clienti (19 milioni) l’ha avuto.

Tra l’altro è di questi giorni il rapporto Istat che dice che:
. i consumi calano, -0,6%,
. il commercio on line cresce a due cifre, +13%.

Abbiamo iniziato questa intervista dai suoi perché. Perché?
Ogni persona di buon senso si porrebbe la domanda: perché?
. Perché riportare indietro le lancette della Storia, 16 paesi su 18 sono avanti,
. Perché dare un colpo all’occupazione, -45.000 addetti sono quasi 4 ILVA!,
. Perché rendere difficile la spesa a 19 milioni di persone?
. Perché dare un vantaggio all’e-commerce?
. Perché mettere in ginocchio le aziende che hanno fatto investimenti nei supermercati o nei centri commerciali?
. Perché un simile provvedimento in questo momento quando cioè cala il peso del negozio fisico e cresce l’e-commerce?

C’è dell’altro?
. È questa una priorità del paese?
. E' questo quello di cui il nostro paese ha bisogno?
. È giusto ed accettabile fare un provvedimento da tempesta perfetta (danneggia contemporaneamente i consumatori i lavoratori e le imprese ) solo perchè qualcuno lo ha promesso in campagna elettorale?
 
Un punto fermo però deve essere chiaro a tutti: qualsiasi provvedimento sarà preso deve essere uguale e valere per tutti. Non rimettiamo il pallino in mano alle amministrazioni locali, comune turistico, di montagna, di carne di pesce… Serve solo a creare burocrazia,  clientelismi, distorsione della concorrenza.
Se la Gdo non capisce questo perderà, perché mentre alcune Federazioni, in maniera molto democristiana, cercheranno di muoversi singolarmente per portare a casa qualche piccolissimo beneficio specifico, quelli, ovvero questo governo, il governo del cambiamento faranno i fatti, ovvero faranno i disastri, ma una volta fatto non torneranno indietro per non rimetterci la faccia, noi della Gdo ed il paese reale l’avrà presa nelle tasche.
 
 
 
 
 
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1 Commenti
antonia
Con tutti i problemi che ha questo Paese, la scelta di chiudere i negozi la domenica danneggia sia i consumatori che le imprese, nonchè il personale dedicato.
10/09/2018 16.18.51
 
Ultimo sondaggio 03.09.2018
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