Unicoop Firenze opera con un margine sui consumi percentuale decisamente più basso rispetto a quello di Esselunga, diminuendolo di anno in anno con la crescita dei ricavi. Si tratta di una strategia premiante e, soprattutto, sostenibile?
Oggi, dopo aver effettuato il confronto Novacoop vs Esselunga, paragoniamo il conto economico di Unicoop Firenze con quello del leader lombardo per scoprire dove risiedono le maggiori differenze tra i due retailer.

Unicoop Firenze, all’interno del sistema Coop, è una delle cooperative più virtuose. Sviluppa vendite significative nel segmento dei grandi supermercati e dei super store, ovvero all’interno del cluster 1.500-4.500 mq, ha fatto della competitività un punto cardine della propria politica commerciale e, comunque, si esercita con ottimi risultati anche nel comparto della prossimità di piccola e media taglia (0-1.500 mq).

Esselunga ha una forte esposizione sul proprio format classico, ovvero il super store di 2.500/4.500 mq ma presidia molto bene anche il cluster dimensionale dei grandi supermercati da 1.501 a 2.500 mq. Nel corso del tempo, ha poi diversificato le proprie superfici, investendo in negozi più piccoli, fino ad arrivare a coprire anche il segmento della piccola prossimità con gli store ad insegna “LaEsse”.

Tale confronto, dunque, è particolarmente interessante perché entrambe le insegne sono riconosciute dai clienti come estremamente competitive e capaci di lavorare sugli assortimenti al fine di garantire un’offerta completa, proposta principalmente all’interno di grandi store ma anche in negozi più piccoli, adatti per spese frequenti da effettuare sotto casa.
È proprio grazie alla presenza di questi due player così competitivi che, in Toscana, la quota di mercato dei discount, ferma al 16.9%, rimane contenuta se paragonata a quella raggiunta dal formato di convenienza in molte altre regioni italiane. Basti pensare che, nelle zone limitrofe, ovvero Lazio (24,8%), Umbria (29,3%), Marche (24,5%), Liguria (26,1%) ed Emilia-Romagna (20,9%), la situazione è ben diversa.
Il confronto in numeri
Nel 2023, Unicoop Firenze ha presentato ricavi per 3.015 miliardi di euro, in crescita dell’11.2% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, invece, quelli di Esselunga hanno raggiunto i 9.039 miliardi, segnando un +5.9% sul 2022.
Se guardiamo il dato relativo al margine sui consumi, espresso come percentuale dei ricavi, scopriamo che in Unicoop Firenze questa cifra è pari al 20.12% mentre in Esselunga rappresenta il 30.46%.
Qui di seguito mettiamo a confronto altre voci di bilancio, mostrate sempre come % dei ricavi:
- Altri ricavi: Unicoop Firenze 3.85%, Esselunga 0.72%
- Costi per servizi: Unicoop Firenze -8.16%, Esselunga -11.52%
- Costi per godimento di beni di terzi: Unicoop Firenze -0.28%, Esselunga N.D.
- Totale costi del personale: Unicoop Firenze -9.6%, Esselunga -11.7%
- Totale ammortamenti e svalutazioni: Unicoop Firenze -3.30%, Esselunga -4.37%
- Totale proventi e oneri finanziari: Unicoop Firenze 1.24%, Esselunga -1.14%
- EBIT: Unicoop Firenze 0.03%, Esselunga 2.36%
- Utile: Unicoop Firenze 0.85%, Esselunga 1.43%
Il gap nel margine sui consumi, tra Esselunga e Coop, è di oltre 10 punti percentuali, un divario estremamente significativo se si considerano le molte somiglianze tra i due modelli economici.
Unicoop emerge come una società più efficiente rispetto ad Esselunga sotto vari punti di vista. I suoi costi per servizi sono decisamente più contenuti, così come quelli relativi al personale, ad esempio. L’incidenza di quest’ultima voce sui ricavi, è bene ricordarlo, viene comunque influenzata da una moltitudine di fattori.
La centralizzazione di certe lavorazioni gastronomiche presso uno stabilimento dedicato, la presenza di negozi basso fatturanti all’interno della rete vendita, la numerica dei reparti serviti ed il layout dei supermercati sono infatti solo alcuni degli aspetti che possono incidere grandemente sul costo del lavoro complessivo.
Altro elemento che differenzia i due bilanci è la sezione “totale proventi ed oneri finanziari”. Relativamente a questo punto, è pacifico dire che, senza il contributo fondamentale di tale voce, il conto economico di Unicoop Firenze andrebbe in passivo. L’utile 2023 rappresenta, infatti, un importo estremamente inferiore rispetto a quello dei proventi finanziari.
Sicuramente, lo scopo di Unicoop Firenze è quello di snellire i propri costi per investire quante più risorse possibili nel garantire competitività ai propri soci. Questa linea risulta evidente quando si analizza l’andamento recente del margine sui consumi. Tale dato, infatti, al crescere della cifra d’affari, in termini percentuali tende a ridursi sempre di più. Se nel 2021 rappresentava il 23.5% dei ricavi, nel 2022 scendeva al 22.1% e, infine, diminuiva ancora nel 2023, per assestarsi sul 20.1%.
Il modello Unicoop Firenze
Operare con una struttura di costi snella al fine di ricavare risorse da investire in competitività sembra essere particolarmente premiante. La crescita nel fatturato di Unicoop, infatti, è quasi doppia rispetto a quella ottenuta da Esselunga nel 2023. Si tratta di un risultato notevole visto che l’azienda lombarda è altrettanto famosa per puntare sulla convenienza ed offrire un elevato livello di servizio.
Certamente, il margine può essere influenzato anch’esso da vari elementi e, dunque, non è corretto pensare che l’unica variabile in gioco qui sia il prezzo applicato al pubblico. Ad ogni modo, Unicoop Firenze è nota per essere ossessionata in modo sano dal garantire accessibilità ai propri soci, posizionando anche il prodotto a marchio in modo competitivo. Basta intervistare chi vi fa la spesa, infatti, per riscontrare che la parola “convenienza” emerge spesso e volentieri quando i clienti parlano delle ragioni principali che li portano a scegliere l’insegna.
Il modello di Unicoop Firenze, come abbiamo scritto, ha contribuito a calmierare l’impatto dei discount in Toscana. Possiamo dire, quindi, che seguire tale linea, per un retailer che gestisce reti dirette, localizzate prevalentemente in un’area geografica circoscritta, può rivelarsi un ottimo strumento per competere con il formato di convenienza in modo efficace, fidelizzando i propri clienti.
In RetailWatch continueremo a monitorare il gap di margine sui consumi esistente tra Unicoop Firenze ed Esselunga per verificare se la prima, crescendo in termini di vendite, continuerà a sacrificare parzialmente la propria marginalità per accumulare un vantaggio competitivo sulla concorrenza.