Citterio, qualita’ diffusa

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Citterio, qualita’ diffusa

Febbraio 2016. La qualità Citterio si sente. Analizzando il linguaggio di marca emerge autorevolezza, saper fare, storia e passione: tutti valori che garantiscono un prodotto di qualità. E’ una qualità percettivamente forte ma che arriva in modo poco sinergico, e forse poco efficiente. Partiamo dallo scaffale: l’offerta di prodotti è molto ricca e in uno “scaffale” (in realtà è il banco frigo) così competitivo come quello dei salumi converrebbe organizzare il proprio design system con rigore, per costruire impatto, dando grande protagonismo alla marca, in modo che quell’impatto sia di marca. Invece i prodotti Citterio non sembrano seguire regole chiare e spesso penalizzano proprio il garante di quella qualità di prodotto che è la marca.
 
Più visibilità all’Accademia
Buona l’idea dell’Accademia della Salumeria Italiana, cui forse si potrebbe cercare di dare più visibilità. Criticabile invece la presenza sulle piattaforme sociali: come tante marche si limitano a fare, purtroppo, anche Citterio ha una pagina Facebook, una presenza su Twitter, e altro ma ne fa un uso molto accademico, poco creativo e poco funzionale alla sua natura di “salume”. La sua presenza al Padiglione Italia ha certamente nutrito la statura dell’azienda; ora servirebbe una evoluzione del linguaggio di marca per rendere ogni singolo elemento il più efficiente (e possibilmente distintivo) possibile.
 
Silvia Barbieri

La media del voto è: 3
Coerenza/credibilità: 3
Novità/distinzione: 3
Rilevanza: 4
 

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