Il Consorzio del Pinot Grigio DOC delle Venezie evidenzia la differenza nel consumo di vino tra Italia, Nord America & UK.

Data:

Presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, il Consorzio DOC delle Venezie presenta, in collaborazione con Eumetra, società di market research, uno studio che mostra differenze evidenti tra l’Italia ed i Paesi anglofoni affacciati sull’Atlantico, nelle modalità di consumo del vino.

Il 12 marzo scorso si è tenuta, presso la splendida cornice della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, la conferenza stampa, organizzata dal Consorzio DOC delle Venezie, dal titolo “Pinot Grigio DOC delle Venezie, prospettive per il futuro: innovazione, collaborazione e strategie in linea con il cambiamento“.

L’incontro ha rappresentato un’occasione importante per fare il punto sull’attuale situazione del Pinot Grigio DOC Delle Venezie, prodotto caratterizzato dal contrassegno di Stato e primo vino bianco fermo italiano per volumi di produzione e di esportazione con 230 milioni di bottiglie ottenute ogni anno.

Durante la conferenza, è stata presentata una ricerca di Eumetra, società di ricerche di mercato con sede a Milano, Roma, Lugano e Londra che evidenzia come tra l’Italia ed alcuni Paesi anglofoni, nello specifico Stati Uniti, Canada e Regno Unito, vi siano importanti differenze nelle modalità con le quali si consuma il vino.

La ricerca, condotta con la tecnica di rilevazione C.A.W.I., ha coinvolto i seguenti consumatori: 1.200 italiani, 1.200 britannici e 1.500 nordamericani (USA+Canada).

Su RetailWatch abbiamo sempre monitorato i trend di consumo esteri per verificarne l’eventuale sviluppo in Italia ed è per tale motivo che abbiamo preso nota di quanto emerso durante l’evento in questione.

Come sappiamo, d’altronde, la globalizzazione ha cambiato profondamente le abitudini d’acquisto nostrane. Basti pensare a tutti i format di ristorazione, importati da mercati lontani, che hanno popolato il Paese negli ultimi vent’anni. Praticamente in ogni città italiana è, infatti, possibile accedere ad un’ampia scelta di sushi, poké, piatti sudamericani, bubble tea, hamburger, cucina vietnamita o thailandese e molto altro ancora.

Chissà se, quindi, anche per quanto riguarda il vino, l’Italia attingerà o meno da quelle che sono le tendenze dei Paesi oltreoceano. Al momento, comunque, vediamo cosa ci mostra Eumetra, basandosi su dati raccolti in collaborazione con il Consorzio DOC delle Venezie.

La ricerca di Eumetra

La prima domanda che si pone l’istituto di ricerca è: “Quanti consumatori bevono vino più volte durante la settimana?“. Qui le evidenze sono particolarmente interessanti.

Per il vino rosso, in sostanza, sia per gli italiani che per gli anglofoni presi in esame, il consumo frequente avviene nel 34% dei casi, ma se guardiamo cosa accade relativamente alle altre tipologie di vino riscontriamo le prime differenze.

L’agglomerato US-CA-UK tende a preferire, infatti, un consumo meno sporadico di vini bianchi fermi o di rosé, cocktail a base vino e via dicendo. Tale fenomeno può significare che in questi luoghi il vino è maggiormente considerato come una bevanda di uso comune mentre in Italia magari lo si associa di più ad occasioni specifiche.

Chiunque abbia trascorso del tempo negli Stati Uniti, sa perfettamente che, per il vissuto storico del Paese, l’approccio agli alcolici è influenzato da una cultura che spesso prevede la diffidenza verso un consumo frequente di questi prodotti. È anche per tale ragione che negli USA è possibile bere alcolici legalmente solo una volta compiuti i ventuno anni di età.

Ne parliamo perché gli States costituiscono il mercato più grande analizzato nella ricerca di Eumetra. Si potrebbe pensare che proprio una maggiore rigidità nelle regole di acquisto e consumo delle bevande alcoliche porti gli americani a farne maggiore uso, una volta raggiunti i necessari requisiti di età a cui si faceva riferimento.

Se ci soffermiamo poi su un secondo aspetto, ovvero il momento di consumo, scopriamo anche qui delle profonde differenze.

Sul grafico che riguarda l’Italia, qui sopra, si vede chiaramente come il bere vino, sia esso rosso o bianco fermo, rappresenti un gesto associato in modo preponderante a due momenti specifici, ovvero al pranzo ed alla cena.

Nel dopo cena, infatti, il consumo di queste due categorie di prodotto, ma anche del segmento “altro”, cala drasticamente.

Dato che concedersi del tempo da dedicare al pranzo è un fenomeno tipico delle popolazioni mediterranee, il campione US-CA-UK non vede tendenzialmente in questo momento della giornata una valida occasione per bere vino. Nell’arco temporale del dopo cena, però, a differenza di quanto accade generalmente in Italia, nei Paesi anglosassoni del campione si consumano vini molto volentieri.

Visti i numeri, viene da chiedersi se si procederà, anche nel nostro Paese, a svincolare dai pasti principali il piacere del bere vino. Sicuramente, avendo assistito in passato a profondi cambiamenti, alcuni dei quali già citati, nelle abitudini alimentari italiane, potremmo immaginarci delle evoluzioni anche per questa categoria di prodotti.

Un dato in più sul Pinot Grigio

Come abbiamo detto, il Pino Grigio DOC delle Venezie è il primo vino bianco fermo italiano per volumi di produzione ed esportazione. Per tale motivo è interessante comprendere quali piatti vengano abbinati a questo prodotto così amato dai consumatori.

Per prima cosa, guardando nell’angolo in basso a destra della slide qui sopra, riscontriamo che per gli italiani bere questo vino senza accompagnarlo con degli altri alimenti è sostanzialmente fuori discussione. Non sono dello stesso parere alcuni consumatori del perimetro US-CA-UK, una minoranza abbastanza cospiscua, i quali sembrano voler degustare il Pinot Grigio anche da solo, senza doverlo abbinare necessariamente ad una pietanza.

Vediamo poi come in Italia il pesce lo si associ ad un buon bicchiere di Pinot Grigio più spesso che negli altri Paesi analizzati, sebbene l’abbinamento con l’ittico risulti sempre e comunque popolare, anche nelle nazioni anglofone prese in esame.

Per nordamericani e inglesi, poi, è più diffusa che in Italia l’abitudine di versarsi del Pinot Grigio quando si degustano carni bianche e rosse o dessert.

Questi grafici sono interessanti perché mostrano dei gap comportamentali sui quali è opportuno riflettere quando si approcciano mercati per alcuni aspetti fondamentalmente differenti.

Anche in tema di accostamenti tra vino e alimenti, è probabile che le abitudini possano cambiare nel tempo, in Italia come altrove. In RetailWatch continueremo a monitorare tali cambiamenti per verificarne gli eventuali sviluppi, con un focus particolare su quanto concerne il nostro Paese.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Sei umano? *

Condividi:

Popolari

Articoli simili
Related

C’è un divario eccezionale nel margine tra Unicoop Firenze & Esselunga

Unicoop Firenze opera con un margine sui consumi percentuale decisamente più basso rispetto a quello di Esselunga, diminuendolo di anno in anno con la crescita dei ricavi. Si tratta di una strategia premiante e, soprattutto, sostenibile?

Schizza il prezzo delle uova negli USA:Cause del fenomeno e prospettive per il futuro.

Nel corso degli ultimi mesi il prezzo delle uova negli Stati Uniti è aumentato in modo significativo, creando disagi per i consumatori e preoccupazioni per il settore della vendita al dettaglio. Secondo i dati più recenti, il costo medio di una dozzina di uova ha raggiunto i 4.95 dollari a gennaio 2025, segnando un aumento del 65% rispetto all'inizio del 2024 e superando il precedente record di 4.82 dollari del gennaio 2023.

MDD Wars, pasta sfoglia: Il Gigante vs Tigros

La pasta sfoglia, comoda e versatile, è utilizzata in un'ampia varietà di preparazioni gastronomiche: sarà meglio quella di Tigros o de Il Gigante? Difficile trovare le differenze in realtà. Diciamo che una delle due MDD prevale per il packaging mentre l'altra si distingue nel rapporto qualità/prezzo.

La scommessa da 1.95 miliardi di PepsiCo pagherà?

PepsiCo sta acquisendo Poppi, un'azienda di bevande funzionali che, dal nulla, è arrivata a fatturare quasi 400 milioni di dollari. Anche Coca Cola intercetta questo trend di consumo, lanciando la propria linea "Simply Pop".