Ma l’industria di marca, IDM, fa parte della criminalità organizzata?

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Ma l’industria di marca, IDM, fa parte della criminalità organizzata?

Ottobre 2016. Il sentiment anti-industriale sopravvive, purtroppo, ovunque, come del resto anche quello anti-commerciale. Hanno origini lontane frutto della non informazione o della disinformazione, del non voler capire che viviamo in una società di massa che ha esigenze e regole precise, che ha una propria morale, che solo premiando chi investe si crea ricchezza.
 
Ospitiamo volentieri questa analisi dell’Osservatorio di Pavia-Media Research per Centromarca sulla trasmissione Raitre, Mi mandaRaiTre, uno specchio di questo sentiment.
 
Come più ampiamente riportato nel report analitico redatto per Centromarca, abbiamo rilevato nella puntata di “Mi manda Raitre” del 20 settembre 2016, nella parte dedicata al tema “zucchero negli alimenti”, alcune criticità di seguito riportate in sintesi.

  • La dottoressa Debora Rasio, che già in una precedente puntata aveva manifestato un atteggiamento aprioristicamente anti-industriale, lancia contro l’Industria alcune accuse, ma il ragionamento appare tanto lacunoso sotto il profilo logico-inferenziale, quanto avventato per le conseguenze (non solo economiche) sia sull’industria che sui consumatori:
  • L’industria sarebbe responsabile del fatto di aggiungere nei suoi prodotti sostanze altamente pericolose, il cui consumo sarebbe causa di gravi malattie
  • Gli stili di vita dei consumatori non sarebbero autonomamente decisi da questi, ma vi sarebbe una eterodirezione da parte dell’Industria, che sta trasformando la nostra in una società di obesi e malati

    • L’industria alimentare viene equiparata – implicitamente anche sotto il profilo morale – alla criminalità organizzata operante nel mercato della droga. Una tesi dalle gravi implicazioni che si basa sull’associazione tra gli effetti dello zucchero e quelli della droga sul sistema nervoso, ma anche su un salto logico quando si attribuisce all’Industria la volontà precisa di creare dipendenza da zucchero nei bambini: opinione non supportata da alcun dato § _Una tesi così forte richiederebbe invece maggiore spazio, presentazione e discussione di dati scientifici, presenza di controparti interessate: elementi tutti assenti nella trasmissione in oggetto
    • Inoltre, che lo zucchero sia aggiunto negli alimenti prodotti dall’Industria o invece sia servito dai genitori sotto forma di marmellata fatta in casa, burro del pastore, pane del fornaio e miele dell’apicoltore, esso dovrebbe agire comunque sulle stesse aree cerebrali e dunque genitori e industriali dovrebbero essere coinvolti al medesimo grado nell’accusa di causare dipendenza nei bambini
 
  • A ciò va aggiunto che il discorso della dottoressa Rasio non sembra tener conto della distinzione tra consumo di alimenti zuccherini o zuccherati e abuso da parte del consumatore: lo zucchero subisce un processo di demonizzazione, assolutamente assente nell’altro esperto, Rossi Albertini, che si esprime in modo chiaro e senza enfasi mimica o verbale, con metafore illustrative che non distorcono la percezione del telespettatore.
  • Infine, come già in una precedente puntata dedicata all’acrilammide, vengono usati termini altamente evocativi con l’effetto di accrescere il livello di allarme (come ad es. “zucchero dolce veleno” in una grafica o “lo zucchero è in agguato” nelle parole del conduttore).

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